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Da “Il Sabato Sera”
Medicina. Fiori rosa, fiori di pesco sostituiti dai fiori gialli di luffa. Come cambia il paesaggio agrario della pianura medicinese… E chissà cosa avrebbe detto Vittorio Sereni, massimo studioso del paesaggio agrario italiano, a vedere questa ulteriore modifica cromatica, oltre che colturale, nelle nostre campagne.
Scomparsa la piantata tipica, tra campi tenuti come giardini, fra barbabietole, cereali e patate spunta la luffa, una cucurbitacea originaria dell’Africa tropicale, adoperata in Egitto fin da tempi antichissimi come spugna vegetale, localmente detta Luffa, esportata nell’Africa del Nord e nel bacino del Mediterraneo fin dall’antichità.
Dalle piante si ottiene, lavorando frutti del tutto simili a zucchine delle dimensioni di 50 centimetri, una fibra che per densità di filamenti e resistenza si è dimostrata ottima per usi in ambito domestico, cosmetico, industriale senza danneggiare l’ambiente.
In pratica, si tratta di spugne vegetali, completamente biodegradabili, che rappresentano l’alternativa sia alle spugne sintetiche sia a quelle animali (le spugne marine).
A dire il vero, la modifica del paesaggio agrario per ora riguarda solo uno spicchio di campagna, appena mezzo ettaro, dell’azienda agricola Enrico Dall’Olio, a Medicina. Poca superficie, ma con potenzialità enormi, tanto da avere già impiantato, per il prossimo anno, due ettari e mezzo a luffa.
Pianta dallo strano destino, originaria dei paesi tropicali e subtropicali, dove cresce spontaneamente, che si ritrova coltivata a Medicina, in filari come in vigneto.
Per ora, a quanto si sa, l’unico in Italia a produrla e commercializzarla, è proprio l’azienda agricola Dall’Olio. Suoi concorrenti sono paesi come il Brasile, l’Argentina e da qualche anno anche la Grecia.
“Tutto è cominciato per caso 8 anni fa, quando a mio padre Luigi furono regalati quattro semi di questa pianta che nessuno sapeva come coltivare, ma che dicevano producesse una sorta di spugna” racconta Enrico Dall’Olio, 25 anni, da otto dedito a questa coltivazione.
La curiosità spinse Luigi Dall’Olio a provare di coltivare questa pianta rampicante, che ha il ciclo vegetale di un anno, poi muore e che ogni anno va ripiantata.
Le difficoltà nel coltivarla sono state uno stimolo a continuare la ricerca, arrivando a mettere a punto una tecnica di coltivazione che aveva permesso di ottenere buoni risultati. “Per alcuni anni la produzione è rimasta limitata a pochi esemplari, utilizzati prima di tutto in famiglia, come spugne per l’igiene personale e per la pulizia della casa, poi regalate agli amici e vendute in un negozio al quale già fornivano gli altri prodotti ortofrutticoli” aggiunge Enrico Dall’Olio.
Poi, l’incontro con l’Università di Bologna, a metà degli anni Novanta. “Nel biennio 1995/97 l’Università di Bologna aveva portato avanti un progetto di ricerca, finanziato dall’Unione Europea, per inserire la luffa nel piano colturale, al fine di ridurre l’inquinamento prodotto dalle spugne ottenute chimicamente”.
L’Unione Europea riconosce la luffa fra le colture previste per il set a side, anche se il competente ministero italiano non ha ancora recepito il regolamento di Bruxelles.
Quell’incontro è stata la molla per potenziare la ricerca e la coltivazione, supportata da un interesse sempre maggiore del mercato, oramai non più fatto soltanto da vicini di casa ed amici di famiglia.
“Le ricerche condotte in ambito universitario hanno permesso di selezionare una varietà adatta al clima italiano, i cui frutti consentono di ottenere spugne più morbide e dalla fibra più pregiata. Causa la diversità di clima rispetto ai tropici, il frutto lignifica meno e quindi è più soffice” spiega Enrico Dall’Olio.
La produzione ha cominciato a prendere corpo. Oggi l’azienda di Dall’Olio è in grado di produrre, su una superficie di mezzo ettaro, circa 9/10 mila frutti interi, da ognuno dei quali è possibile ricavare più prodotti. “In genere, da frutti sani si ricavano due tranci per le spugne ad uso personale, più una per struccare, mentre circa un quarto del frutto viene destinato allo scarto” aggiunge Enrico Dall’Olio.
Che ha scelto di gestire l’intero ciclo, dal produttore al consumatore.
In azienda, infatti, non solo coltivano il frutto, ma la lavorano e lo commercializzano, dopo avere creato un proprio marchio, sia direttamente in azienda (via Canale 2379) che su internet (www.bioidea.it) sia tramite una serie di erboristerie e negozi specializzati.
Ed i risultati stanno arrivando, anche sull’onda della presenza a Sana, la fiera del naturale svoltasi nelle scorse settimane a Bologna.
In questi giorni sono partite le prime forniture di spugne addirittura per la Grecia, paese produttore di luffa; è stato siglato un contratto con un’industria farmaceutica per la fornitura del frutto, al fine di produrre antistaminici naturali, mentre una catena specializzata su scala mondiale nella vendita di prodotti cosmetici a base vegetale ha acquistato le prime partite di spugne vegetali made in Medicina.
E sembra essere solo l’inizio. Pesche, patate e sementi sono avvisate.

UN SOLO FRUTTO PER TANTI USI
Gli usi sono molteplici. Tutto è partito dall’utilizzo della luffa come spugna per lavarsi e per pulire la cucina e la casa in genere. “Dal momento che non raccoglie l’acqua e non si impregna, è ideale per pulire superfici unte e grasse, poiché non assorbe l’unto” spiega Enrico Dall’Olio.
All’uso per la pulizia domestica si affianca quello “cosmetico”, per la persona. Da questo frutto si ricavano ottime spugne per lavarsi e per struccarsi. E c’è chi dice anche per combattere la cellulite. Per questo uso cosmetico sono particolarmente adatte le spugne ottenute dalla luffa coltivata in Italia, poiché la fibra è meno legnosa e più morbida di quella che si ricava dalle piante coltivate negli altri paesi produttori.
Un terzo utilizzo è quello legato all’industria, come materiale per l’imballaggio. “La luffa è elastica e prende la forma che le si vuole dare: per questo è ideale per sostituire il polistirolo negli imballaggi” fa sapere Enrico Dall’Olio.
Un quarto uso è previsto nella bioedilizia. Macinata e pressata in pannelli, la luffa diventa un ottimo coibentante, fonoassorbente e termoisolante.
Inoltre, la sua capacità di traspirare viene utilizzata per fabbricare le suole delle scarpe. Infine, ma non da ultimo, è emerso di recente un grande interesse da parte dell’industria farmaceutica. “La fibra contiene al suo interno una proteina che è un antistaminico naturale e che l’industria farmaceutica intende utilizzare per produrre questo tipo di farmaco in modo naturale” sottolinea Enrico Dall’Olio.
I tanti usi determinano una remuneratività molto interessante, per questa coltivazione.
LA COLTIVAZIONE

La luffa è una pianta rampicante e per l’ottimizzazione della produzione, i frutti non devono esser a contatto diretto con il terreno. E poiché la pianta è priva di un tronco portante, necessita di un impianto di supporto costituito da pali e fili di acciaio.
“Va seminata verso la fine di marzo e quando, dopo avere germogliato, la pianta comincia a svilupparsi, è necessario aiutarla a raggiungere i pali e fili di supporto passando diverse volte a legare le cime sempre più in alto, per consentire ai frutti di rimanere sospesi in aria. Inoltre, la pianta richiede frequenti e abbondanti irrigazioni” spiega Enrico Dall’Olio.
La raccolta avviene in questa stagione, quando i frutti, dopo la maturazione, si seccano. Una volta raccolti, avviene meccanicamente la separazione dei semi, che si trovano al suo interno e che servono per riprodurre le piante.
Quando il frutto è privo di semi, si procede alla pelatura, poi lo si lascia essiccare al sole, in modo che i residui di polpa e di buccia si possano seccare, per essere più facilmente rimossi con il lavaggio in acqua.
“A questo punto avviene la prima cernita del prodotto, selezionando i frutti buoni da quelli di scarto, quelli da vendere interi da quelli da vendere a tranci, che prima di essere confezionati e stoccati saranno tagliati in fette” aggiunge Dall’Olio.
Nascono così le spugne vegetali, ora dalle forme bizzarre e divertenti, ora dalle forme più regolari, già complete di cordoncino in canapa naturale non trattata, per poterle appendere ad asciugare. A loro volta gli struccanti in spugna di luffa sono ottenuti con un’accuratissima scelta di tutti i frutti più morbidi e delicati , utilizzando l’apice del frutto, che è la parte più soffice e la più adatta a detergere il viso senza sciuparlo.
Tutto il prodotto considerato scarto per uso cosmetico viene inviato alle industrie per le lavorazioni di pertinenza.
Vinicio Dall’Ara

LA SPUGNA VEGETALE IN GARA A START - CUP Con la Luffa Enrico Dall’Olio partecipa anche alla Start – Cup, l’iniziativa promossa dall’Università di Bologna e dall’Assoindustria, finanziata dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Bologna che sostiene le idee innovative per avviare imprese, riservato ai giovani neo laureati.
In palio, c’è un finanziamento di 100 milioni per il miglior progetto e 40 per il secondo classificato, oltre all’ammissione al concorso su scala internazionale.
Enrico Dall’Olio partecipa con il suo gruppo, costituito, oltre che da lui, anche da Federico Dall’Olio, come capo gruppo e da Domenico Palella e Cristian Stagni.
Con questa formazione ha messo a punto un vero e proprio business plan, mirato alla coltivazione, lavorazione e commercializzazione di spugne vegetali, con il quale ha partecipato alle selezioni della Start – Cup.
Dei 160 progetti presentati, solo dieci sono stati ammessi alla seconda fase, che ha previsto il successivo affiancamento da parte di un tutor, per lo sviluppo ulteriore del progetto. Un traguardo brillantemente superato dal gruppo di Medicina, al quale come tutor è stata assegnata la dott. ssa Elisabeth Robinson, ricercatrice della casa farmaceutica Nicox.
Dall’Olio e soci hanno superato brillantemente anche la seconda selezione, e sono rimasti fra i magnifici sei progetti che si giocano il successo finale. Il risultato è atteso nelle prossime settimane.
Sabato 6 ottobre, infatti, il gruppo di Dall’Olio presenterà i più recenti risultati del proprio lavoro e lo sviluppo del progetto all’apposita commissione della Start – Cup.
Comunque vada, è già un bel successo, considerata la visibilità del progetto ed i risultati che sta dando in termini di mercato. “Nel caso, poi, riuscissimo a classificarci nei primi due posti, abbiamo già previsto nel progetto di investire una quota dei proventi in un progetto di ricerca con la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna” conclude Enrico Dall’Olio.

Vinicio Dall’Ara
Data: 08-Oct-01
Fonte: Il Sabato Sera



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