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Dal mensile Campagna Amica Gennaio 2002
LUFFA La spugna vegetale
Simile ad un cetriolo trova impiego in molti settori: dalla cosmetica all’industria automobilistica.
Di Giuseppe Di Paolo


A parlarne, sembra il pozzo di San Patrizio, da cui si può attingere di tutto.
Ma Enrico Dall’Olio, giovane (25 anni) imprenditore agricolo di Medicina, un comune della pianura Bolognese l’ ha scoperta quasi per caso nove anni fa e ha deciso di farne la sua scommessa aziendale dopo ricerche e sperimentazioni svolte con puntiglio e tante difficoltà.
Enrico incontra la luffa per la prima volta nel 1992, grazie ad alcuni amici milanesi del padre. Non fu amore a prima vista: il nome sapeva di vecchio e i semi sembravano quelli di un grosso cocomero. Ma il prodotto incuriosì il giovane: una sorta di grande cetriolo da cui si ricava una spugna vegetale usata nel settore cosmetico, fino ad oggi importata in Italia da paesi dell’emisfero australe.
Giovane titolate di una azienda di 50 ettari dove coltiva con successo produzioni tradizionali come pomodori da industria, cereali, bietole (tutte con metodo biologico), Enrico ha voglia di cercare una via tutta sua all’agricoltura e avvia la coltivazione sperimentale della luffa, collaborando con l’università di Bologna per mettere a punto il miglior sistema di coltivazione.
Nel 1998 amplia la produzione e nel 2001 arriva a produrre per il mercato ventimila spugne, commercializzate tramite erboristerie, negozi di prodotti biologici e contatti via Internet (www.bioidea.it).
Si tratta solo di un assaggio di quelle che sono le potenzialità di questo prodotto.
Nelle sue ricerche, Enrico apprende infatti che il nome scientifico è Luffa Cilindrica e che l’Unione Europea all’inizio degli anni novanta aveva fatto una sperimentazione che ne aveva messo in evidenza le molteplicità di usi.
Secondo i risultati della ricerca con la luffa è possibile ridurre la produzione di spugne sintetiche (inquinanti) e il prelievo eccessivo di spugne marine. In combinazione con collanti naturali è adatta a realizzare pannelli di isolamento termoacustico per l’edilizia e l’industria automobilistica e ferroviaria in sostituzione dei tradizionali prodotti come polistirene , poliuretano, lana di roccia, difficili da smaltire.
L’eco compatibilità rende vantaggiosa la luffa anche nel settore degli imballaggi, dove, a causa dei continui inasprimenti della normativa Europea per promuovere la sostituzione dei prodotti inquinanti, generalmente a base di polistirolo, c’è la caccia ai prodotti biodegradabili.
Le ultime due scoperte sono forse le più sorprendenti. La prima sembra quasi una favola: un vecchio marinaio amico di famiglia dice di aver visto spugne simili come filtro dell’olio sulle navi americane della seconda guerra mondiale. La conferma che non è una “balla”, il giovane imprenditore la scopre in uno studio che documenta la luffa come filtro per motori diesel in USA e in Giappone. La seconda invece apre prospettive di mercato insospettabili: alla fine dell’estate 2001, Dall’Olio è stato contattato da un’industria farmaceutica che importa la luffa per la produzione di medicinali. L’industria è interessata alla produzione in Italia per cercare di ridurre i costi di approvvigionamento.
Sul fronte agronomico la luffa ha un importante pregio.
“Da quando coltivo questa pianta – dice Dall’Olio – collaboro con l’università di Bologna per monitorare lo sviluppo vegetativo e non abbiamo ancora riscontrato nessuna malattia, per cui si tratta a tutti gli effetti di una pianta completamente biologica”.
Intanto il giovane Enrico si è tolto la prima soddisfazione: si è classificato secondo nella Start Cup, L’iniziativa dell’università di Bologna, Assoindustria e Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, che premia le aziende giovani più innovative nel mondo della New Economy. Per una azienda che lavora la terra, lottare alla pari con quelle che masticano tutti i giorni Chip & Byte è una bella soddisfazione.
Data: 01-Jan-02
Fonte: Campagna Amica



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